Trump e i gas climalteranti

Il presidente Trump ha abrogato la fondamentale conclusione scientifica chiamata ‘parere di pericolosità’, secondo cui i gas serra minacciano la vita sulla Terra e il benessere umano.
“Stiamo ufficialmente ponendo fine al cosiddetto “parere di pericolosità”, una politica disastrosa dell’era Obama”, ha affermato Lee Zeldin, amministratore dell’Agenzia per la protezione ambientale americana (E.P.A). Il “parere di pericolosità”, (https://www.epa.gov/climate-change/endangerment-and-cause-or-contribute-findings-greenhouse-gases-under-section-202a) è una conclusione scientifica del 7 dicembre 2009 secondo cui le emissioni di gas serra rappresentano un pericolo per la salute e il benessere delle persone; in particolare il documento affermava che “le concentrazioni attuali e previste dei sei principali gas serra ben miscelati – anidride carbonica (CO2), metano (CH4), protossido di azoto (N2O), idrofluorocarburi (HFC), perfluorocarburi (PFC) ed esafluoruro di zolfo (SF6) – nell’atmosfera minaccino la salute pubblica e il benessere delle generazioni attuali e future. Pertanto si ritiene che le emissioni combinate di questi gas serra ben miscelati provenienti dai nuovi veicoli a motore e dai nuovi motori di veicoli a motore contribuiscano all’inquinamento da gas serra che minaccia la salute e il benessere pubblico”.
Tutto questo ovviamente incide, secondo Trump, sulla produttività degli Stati Uniti, quindi la norma è stata cancellata, disconoscendo la Scienza e tutti i dati sperimentali che dimostrano i danni dei gas climalteranti sulla Salute umana e sulla Natura!
Abbiamo chiesto sul tema il parere di Gianfranco Bologna, Presidente Onorario della Comunità Scientifica del WWF Italia, Full member del Club of Rome, Segretario generale della Fondazione Aurelio Peccei, esperto scientifico di ASviS.
Ecco quanto ci ha detto:
IL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI DONALD TRUMP CONTINUA A IPOTECARE IL FUTURO DELL’UMANITA’ CON SCELTE ANTI SCIENZA
Gianfranco Bologna
Oltre a minare alle fondamenta l’intero sistema del multilateralismo e del diritto internazionale nonché i principi di base fondamentali in un mondo che ha più di 8.2 miliardi di abitanti, rappresentati dalla solidarietà, dal rispetto reciproco, dal senso del bene comune, dalla democrazia, ecc. l’azione del presidente Donald Trump si caratterizza anche per un continuo attacco alla scienza, in particolare a tutte quelle discipline che si occupano di analizzare lo stato del nostro pianeta e di come agire per creare un rapporto sostenibile tra i sistemi naturali della Terra da cui deriviamo e proveniamo e la nostra specie.
Un attacco alla scienza senza precedenti e senza alcuna giustificazione, se non quella di promuovere con vigore l’utilizzo dei combustibili fossili, di eliminare le restrizioni all’utilizzo di sostanze inquinanti e di ridurre e restringere le azioni di tutela di importanti ambienti naturali che andrebbero invece protetti e tutelati.
Come ricorda la prestigiosa rivista “Science” proprio un anno fa a metà febbraio Trump ha iniziato a licenziare decine di migliaia di dipendenti federali che godevano di minori tutele lavorative perché erano “in prova”, una categoria che includeva alcuni che ricoprivano il loro “nuovo” lavoro da ben 3 anni. Il Dipartimento per l’Efficienza Governativa (DOGE) diretto allora dal miliardario Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo, ha guidato i licenziamenti, che hanno colpito centinaia di scienziati governativi che lavoravano in vari settori, dalla modellizzazione climatica alla ricerca sul cancro. Una bomba per la comunità scientifica statunitense, che ha segnato l’inizio di un anno di caos ancora più grande, dai tagli alle sovvenzioni ad altri licenziamenti. La maggior parte dei licenziamenti dei lavoratori in prova sono stati poi annullati dai tribunali o dalle stesse agenzie. Ma molti degli scienziati coinvolti hanno deciso comunque di lasciare le strutture scientifiche governative, contribuendo all’esodo lo scorso anno di oltre 10.000 dottori di ricerca.
E proprio in questo febbraio 2026 l’amministrazione Trump ha fatto eliminare l’Endangerment Finding (determinazione di pericolo), il documento adottato nel 2009 dall’Environmental Protection Agency (EPA), che di fatto costituisce il ministero dell’ambiente statunitense, che riconosceva i principali gas serra – anidride carbonica, metano, idrofluorocarburi – come sostanze climalteranti con provati effetti nocivi sulla salute umana, sul clima e sulla biodiversità. Di fatto con una nuova norma che modifica la precedente, l’EPA disconosce che la CO₂ e gli altri gas serra abbiano un effetto nocivo sulla salute al pari degli inquinanti “classici” come il monossido di carbonio o le polveri sottili. In pratica tutto questo si traduce nell’indebolire fortemente l’Endangerment Finding che, sino ad ora, costituiva la base giuridica di quasi tutta la regolamentazione climatica federale degli USA. Con la sua eliminazione ovviamente l’EPA perde la giustificazione per definire degli standard relativi alle emissioni delle auto, alla regolazione delle centrali elettriche, a tutti i limiti delle produzioni industriali sulla CO₂ (per tutti i dettagli vedasi l’ottimo Q&A di Carbon Brief https://www.carbonbrief.org/qa-what-does-trumps-repeal-of-us-endangerment-finding-mean-for-climate-action/?utm_source=cbnewsletter&utm_medium=email&utm_term=2026-02-19&utm_campaign=Daily+Briefing+EPA+sued+Amazon+deforestation+s+downward+trend+Dangerous+days+soaring+). Ovviamente già da subito dopo l’approvazione delle nuove norme diverse associazioni ambientaliste e alcuni stati, come la California, hanno avviato battaglie legali mirate ad abrogare questo provvedimento ma il processo sarà lungo.
Oggi stando ai dati dell’autorevole progetto scientifico del Global Carbon Budget annuale (vedi https://globalcarbonbudget.org/) nel 2025 gli Stati Uniti risultano essere i secondi emettitori di anidride carbonica da utilizzo di combustibili fossili con 5 miliardi di tonnellate e sono superati solo dalla Cina con 12,3 miliardi di tonnellate e per questo nel dibattito politico pubblico non si fa altro che far presente questa differenza ma se andiamo a vedere i dati relativi le somme globali delle emissioni di CO2 storiche distinte per paesi come ha riassunto recentemente Carbon Brief abbiamo questi risultati in GtCO2 dal 1850 al 2025 e, come si può chiaramente vedere il paese che ha le maggiori responsabilità storiche delle emissioni di CO2 sono gli Stati Uniti con 542 GtCO2 rispetto alle 336 GtCO2 della Cina.

Trump offende continuamente i climatologi e, come ha affermato in varie sedi,e dal suo intervento all’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel settembre 2025 e a quello al World Economic Forum 2026 ritiene delle “balle” le basi scientifiche del ruolo antropogenico nel cambiamento climatico in atto. Tra tutte le reazioni di autorevolissimi climatologi e scienziati delle scienze del sistema Terra basta segnalare quella del presidente dell’American Geophysical Union (AGU), la più importante società scientifica mondiale nelle scienze della Terra, Brandon Jones che ha affermato quanto “la decisione dell’amministrazione Trump di abrogare questa determinazione scientifica e legale storica – nonostante le prove schiaccianti – è un rifiuto della scienza consolidata, una negazione delle difficoltà che stiamo affrontando oggi, e una minaccia diretta al nostro futuro collettivo”.
Tutto questo si collega all’uscita degli Stati Uniti dall’United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC), e quindi dal conseguente Accordo di Parigi nel 2015, voluta da Trump.
Una vera autentica follia. La politica antiscientifica contro il cambiamento climatico antropogenico e le azioni per avviare la sostenibilità della presenza umana sul nostro pianeta di Trump non possono essere definite altrimenti. Mai come ora sarebbe fondamentale agire e agire rapidamente con azioni coraggiose per invertire la drammatica tendenza in atto a livello planetario che condizionerà profondamente la vita della nostra e delle future generazioni.
Considerata l’influenza che la politica di Trump produce sulle visioni e impostazioni politiche autocratiche e sovraniste presenti in altre nazioni del mondo e anche nella nostra Europa e nel nostro paese, diventa a mio avviso sempre più rilevante porsi il problema di come si possono contrastare queste visioni e queste impostazioni che costituiscono l’esatto contrario dei principi di una condivisione politica ed economica responsabile, equa e giusta del bene comune costituito dal pianeta Terra?